Equity Crowdfunding: cos’è, come funziona e come investire

equity crowdfunding italia

Si parla di equity crowdfunding quando tramite un investimento online si acquista un titolo di partecipazione (quota) di una società. Esso, quindi, si distingue dagli altri modelli di crowdfunding per la particolare “ricompensa” attesa da parte di chi contribuisce al progetto.

Cos’è il crowdfunding?

Il crowdfunding è la raccolta fondi che, mediante il web ed il coinvolgimento della “folla”, riesce a convogliare – più o meno – ingenti somme di denaro per la realizzazione di una precisa causa.

Secondo la classificazione più accreditata in letteratura, sono 4 i modelli di crowfunding di riferimento: il modello equity-based è il più giovane affermatosi durante il percorso evolutivo del fenomeno, successivamente al donation, al reward e al lending. Sin da subito diviene oggetto di attenzione da parte di molti ordinamenti nazionali sia per l’argomento trattato che per il suo potenziale economico.

Come funziona l’equity crowdfunding?

Il proponente – cioè l’imprenditore – lancia la raccolta di finanziamento sulla piattaforma online esplicitando le informazioni inerenti al progetto e il relativo traguardo monetario da raggiungere per attuarlo.

L’obiettivo di raccolta viene diviso in quote a prezzo fisso e queste vengono offerte agli investitori. Il progetto che raggiunge l’obiettivo di raccolta minimo sarà realizzato nei termini dichiarati e gli investitori otterranno in cambio la partecipazione al capitale sociale; viceversa, verrà restituita l’eventuale somma versata ai legittimi finanziatori.

Pertanto, il sostenitore si configura come un azionista che effettua un investimento e acquista una quota della proprietà della società, allo scopo di ottenere dividendi dal capitale posseduto ed eventualmente capital gain dalla vendita della propria quota.

Quale disciplina in materia c’è in Italia?

L’Italia è stato il primo Paese in Europa ad aver adottato una normativa specifica dedicata all’equity crowdfunding e grazie al Regolamento CONSOB è il primo Paese al mondo ad essersi dotato di una normativa attuativa organica (anticipando la SEC negli Stati Uniti).

In Italia, l’equity crowdfunding è disciplinato dal Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (il c.d. Decreto Crescita bis, o 2.0) convertito con modificazioni con Legge 17 novembre 2012, n. 221. Tale provvedimento ha demandato l’adozione di una disciplina specifica in materia alla CONSOB che, in data 26 giugno 2013 con delibera n. 18592, ha adottato il regolamento in materia di “Raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali online”.

L’intento del legislatore è quello di favorire la nascita e lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali ad “alto valore tecnologico”, nello specifico, il D.L. si riferisce alle “start-up innovative” come unico soggetto abilitato alla raccolta di capitale attraverso il crowdfunding. Solo con il Decreto Legge 24 gennaio 2015, n.3, convertito con modificazioni dalla Legge 24 marzo 2015, n. 33, è stata data la possibilità anche alle PMI e altri soggetti in ogni caso legati alla ricerca e allo sviluppo di servizi e prodotti innovativi di accedere allo strumento.

Detrazione fiscale fino al 50%

Grazie al nuovo Decreto Rilancio, siglato il 19 maggio 2020, è stata aumentata la detrazione d’imposta per le persone fisiche che investono in startup e PMI innovative, portandola al 50% sul capitale investito fino ad un investimento massimo di 100 mila euro.

Prima di questa modifica, la percentuale detraibile era il 30% e continuerà a rimanere tale per le persone giuridiche e per le persone fisiche che hanno investito tra i 100 mila euro e 1 milione di euro.

Inoltre, se i precedenti incentivi prevedevano una deduzione dall’imponibile, ora lo sconto viene applicato direttamente sulle imposte dovute, con un rientro immediato della metà dell’investimento.

Il mercato italiano dell’ equity crowdfunding

L’osservatorio CrowdInvesting del Politecnico di Milano rilascia con cadenza annuale i numeri del mercato dell’equity crowdfunding. Al 30 giugno 2021 risultavano 51 portali attivi e autorizzati da Consob. La maggior parte dei portali è relativamente giovane in quanto 34 piattaforme sono state registrate dopo il 2018.

Fonte: Osservatorio CrowdInvesting

Al 30 giugno 2021 sono state censite 831 campagne di cui 588 chiuse con successo. (76.3% del totale). Osservando i dati aggregati per piattaforma possiamo notare come in realtà il mercato sia piuttosto concentrato su 4 piattaforme: CrowdFundMe, Backtowork24, SiamoSoci ed infine OpStart.

Fonte: Osservatorio CrowdInvesting

I volumi raccolti dal 2014 ad oggi sono pari a 286,73 milioni di euro con un trend di crescita esponenziale. Nel corso del primo semestre del 2021, i volumi raccolti hanno raggiunto 65 Mln di euro (oltre la metà di quanto raccolto nello stesso periodo dell’anno precedente).

Fonte: Osservatorio CrowdInvesting

Aggregando i volumi erogati per piattaforma, possiamo notare come il mercato dell’ Equity Crowdfunding in Italia è concentrato su 5 piattaforme che cubano in totale il 75% dei volumi complessivi.

Quali sono i rischi di investire in equity crowdfunding?

Investire in start-up innovative e sicuramente più rischioso rispetto al mercato azionario. Se ci pensi, una start-up innovativa è un qualche qualcosa di nuovo: non ha una storia, non ha risultati da presentare, non ha dividendi e spesso nemmeno clienti. Una start-up, in sostanza, offre un’idea e un progetto più o meno dettagliato per realizzarla.

I principali rischi a cui bisogna prestare attenzione sono sostanzialmente due: rischio di perdita del capitale e rischio di liquidità.

Rischio di perdita del capitale

Poiché spesso si tratta di società neo avviate operanti in settori innovativi, il rischio che il progetto imprenditoriale non vada a buon fine è molto elevato. Pertanto la perdita del capitale è un rischio piuttosto frequente in questo genere di strumenti. Il consiglio è quindi quello di diversificare il più possibile e rischiare solo le somme che siamo disposti a perdere.

Rischio di liquidità

La liquidità di uno strumento finanziario si misura nella sua capacità di trasformarsi in moneta senza la perdita di valore. Questa caratteristica dipende sostanzialmente dal fatto che esista un mercato secondario in cui sia possibile cedere le proprie quote ad un soggetto terzo oppure dal fatto che si riesca a realizzare un exit nel momento della quotazione in borsa dell’azienda.

Anche in questo caso, il politecnico fornisce una preziosa informazione. Se consideriamo il totale delle aziende che hanno avviato una campagna (742) solo 4 si sono quotate in borsa mentre 54 sono in liquidazione. La stragrande maggioranza delle startup invece è ancora attiva.

L’equity crowdfunding, essendo uno strumento particolarmente recente, non dispone ancora di un vero e proprio mercato dove poter cedere le proprie quote. Pertanto investire in questo strumento ci espone fortemente al rischio di liquidità.

Recentemente però alcune piattaforme sono state autorizzate a mettere a disposizione degli investitori una bacheca elettronica che si pone l’obiettivo di far incontrare due potenziali investitori disposti a scambiarsi quote di startup.

Come investire in Equity Crowdfunding?

L’investimento in Equity Crowdfunding si concretizza all’interno di una piattaforma. Dopo essersi registrati come investitori, è possibile visionare tutta la documentazione inerente a tutti i progetti (chiusi o in corso di raccolta). Di solito si tratta di bilanci, presentazioni aziendali e ogni altro documento utile per poter valutare l’azienda e decidere se partecipare all’aumento di capitale.

Nel corso del tempo le piattaforme di Equity Crowdfunding si sono specializzate anche per segmento. Ad esempio ne esistono di alcune che sono dedicate agli investimenti immobiliari mentre altre si occupano di energia e ambiente. Tante anche sono inattive e 5 sono state chiuse.

Le piattaforme di equity crowdfunding
Fonte: Osservatorio CrowdInvesting

Ecco di seguito l’elenco delle piattaforme di crowdfunding attive in Italia con i dati di raccolta aggiornati al 30 giugno 2020.

Informazioni su Daniele Forza 118 Articoli
Sono Daniele, fondatore di questo blog. Dal 2015 investo attivamente nelle piattaforme di P2P Lending e sono qui per raccontarvi la mia esperienza.

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