We Start: la challenge che promuove il crowdfunding per l’imprenditoria

We Start, Think Tank su Social Impact, nasce per diffondere best practices sul territorio e lo stato dell’arte su “Social Innovation” contribuendo attivamente alla formazione di giovani imprenditori supportandoli nello sviluppo di idee che valorizzino le eccellenze del territorio e generino effetti positivi per la comunità.

Tra le iniziative proposte, We Start ha lanciato a Settembre 2015 la prima edizione di “We Start Challenge, percorso di formazione completamente gratuito nato dalla collaborazione delle associazioni no-profit ItaliaCamp e Rotaract Napoli Sud Ovest. “We Start Challenge” è pensato per avvicinare studenti e neolaureati under 30 degli Atenei di Napoli al mondo dell’imprenditoria e del lavoro attraverso l’apprendimento ed applicazione pratica di metodologie imprenditoriali innovative volte allo sviluppo di idee ad elevato impatto sociale.

La prima edizione di We Start Challenge volge al termine, in attesa della proclamazione del team vincitore vi presentiamo oggi due delle start up rientrate nella rosa dei finalisti, in crowdfunding su Ulule.

Dr.Check

 Dr.Check We Start

LA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING

L’ingegno a servizio della salute, come nasce l’idea di Dr.Check?

L’idea nasce da 4 giovani i ingegneri che realizzano l’esigenza di un sistema di interconnessione paziente-struttura sanitaria. La spinta propulsiva alla realizzazione di tale progetto emerge dalla consapevolezza che la società odierna è in continua corsa: il tempo è ormai denaro. Quante volte per adempiere gli impegni siamo poi costretti a dover sacrificare altri aspetti importanti della nostra vita: la digitalizzazione può stare dalla nostra parte. Il lavoro frenetico, il traffico, le code interminabili agli sportelli portano via grossa parte della nostra giornata: perché non concedersi più tempo libero? La digitalizzazione ha spaziato in vari campi e la sanità non può restare indietro. Dr.Check segue questo trend e lo anticipa in ambito sanitario. Dr.Check elimina le code agli sportelli sanitari, in quanto dispone di un sistema di prenotazione/accettazione/pagamento delle prestazioni sanitari e del ritiro di quest’ultime. Consente di avere sempre a portata di click, sul personal device, tutta la storia clinica, evitando di perdere le informazioni di interesse tra “mille scartoffie”.

Un team davvero giovane, qual è la vostra storia?

Dr.Check nasce a novembre del 2015 nell’ambito universitario da quattro studenti che, coscienti dell’inefficacia del sistema attuale, hanno unito competenze e voglia di innovazione in una soluzione con un forte Social Impact. Per mettere in piedi un’impresa, l’idea da sola non basta: l’ingrediente che riesce ad esaltare l’efficacia di tutti gli elementi chiave di un’organizzazione e a creare una benefica sinergia tra di essi è un team affiatato di persone che collaborano tra di loro in maniera organizzata. Lavorando in un clima di fiducia e stima reciproca, il team riesce a perseguire un’unica “mission”, intesa come contributo al sociale. Il nostro team è composto da quattro membri, di 22 e di 23 anni. Sebbene provenienti da un percorso formativo universitario simile, ciò non limita la nascita di un ambiente creativo e stimolante.

dr.check We Start

Maksym Vorobey; Federica Cecere; Lucrezia di Matteo; Marco Benedetto

L’efficienza del Sistema Sanitario è un argomento sempre caldo, quali vantaggi, economici e sociali, apporta la vostra business idea al SSN?

Creando una piattaforma web-based ed una app per raggiungere i pazienti delle strutture sanitarie con il supporto delle moderne tecnologie informatiche, agevolando l’accesso alle immagini, dati clinici con annessa refertazione Inoltre Dr.Check si pone come strumento innovativo a disposizione delle strutture, in quanto integra l’offerta degli attuali servizi ai pazienti e punta a migliorare i processi interni di consegna dei risultati, facendo leva sulle attuali capacità di storage dei dati. Dr.Check punta alla digitalizzazione dei risultati degli esami di laboratorio e strumentali e alla loro consegna in maniera più efficace e veloce. Una volta che il referto è disponibile, viene caricato da parte del personale preposto sulla piattaforma di servizi, accessibile in modalità web-based. Il paziente riceve un avviso, tramite la ricezione di una e-mail e/o notifica push sullo smartphone, della loro disponibilità online. L’assistito ha la possibilità di consultare i propri referti in tre modalità:

  • Ricezione del risultato dell’esame clinico o strumentale presso la casella di posta elettronica dell’interessato;
  • Collegamento al sito Internet, al fine di visualizzare o effettuare il download del risultato;
  • Visualizzazione, a seguito di un’autenticazione sul personal device (tablet, smartphone).

L’app fornita è customizzabile per andare in contro alle esigenze di ogni struttura sanitaria. Con l’app, in alcuni casi, sono previste funzionalità come: rilevazione valori come bpm, numero di passi, ore di sonno, registrazione manuale di informazioni relative a sport, peso corporeo, bmi, pressione arteriosa, glicemia e HbA1c (emoglobina glicata).

Dal punto di vista dell’utente finale, quali bisogni soddisfa il vostro servizio?

Proviamo con un esempio a fare entrare Dr.Check nelle vostre vite quotidiane e rispondere a questa domanda. Il Sig. Rossi prenota e paga la prestazione online da casa propria, evitando le file e gli spostamenti verso la struttura sanitaria. Effettuato l’esame, riceve i risultati sul proprio smartphone, anche mentre è a lavoro o in viaggio. Può decidere, infine, di comunicare i risultati al proprio medico di base tramite e-mail, cliccando sull’apposito button. Il Sig. Rossi ha più tempo per la famiglia, lo sport, il lavoro e tutti i suoi interessi.

Si tratta di un servizio che potrà essere integrato solo con le strutture private, o prevedete anche integrazioni con il SSN?

Dr.Check ha come utente finale le strutture sanitarie private e non pubbliche, per le quali è necessaria una gara d’appalto per offrire il servizio. Il sistema è indirizzato alle grandi e piccole strutture sanitarie (cliniche private, ambulatori, centri polispecialistici, laboratori di analisi) che erogano prestazioni di laboratorio e strumentali e mettono a disposizione i risultati. Le strutture aderenti hanno uno strumento ulteriore da poter offrire ai propri clienti che risulta competitivo ed innovativo oltre ad essere un efficace strumento di interazione tra i pazienti e le diverse strutture sanitarie sul territorio. Tutto ciò non esclude una possibile crescita negli anni successivi e l’avanzamento di Dr.Check nel panorama del SSN.

A che stadio progettuale è la vostra business idea? E a cosa serviranno i fondi raccolti?

Il team ha analizzato quelli che sono i fattori economici e non ha ritenuto possibile affrontare spese così ampie dati i fondi disponibili al momento. I vari fattori che concorrono ai costi finali sono: Cloud, Realizzazione delle App, Realizzazione piattaforma web di gestione, Sito web per i fruitori del servizio e Spese di manutenzione.

Per salutarci, quale novità nel lungo periodo?

Attualmente  sta volgendo al termine la campagna di crowdfunding in corso sulla piattaforma francese Ulule. Ci aspettiamo di raggiungere almeno il primo traguardo per poter coprire i costi di realizzazione di un prototipo. In seguito puntando a traguardi più alti, o sperando in una Partnership con delle strutture sanitare private, si potrà realizzare in modo definitivo Dr.Check, concretizzando così il nostro grande sogno!

DaliLab

dalilab We Start

LA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING

Come nasce l’idea di DaliLab?

Dalilab nasce da una ciocca di capelli. Una ciocca risalente al mio primo taglio, quando ero bambino, che mia madre aveva conservato per 27 anni. Quando la vidi, nonostante l’età, sembrava tagliata al momento. Mi colpì la sua perfezione. Da lì mi chiesi come era possibile che un materiale fibroso così duraturo e dalle pregevoli qualità venisse gettato tra i rifiuti al pari di un qualunque rifiuto organico. Questo quesito rimase nella mia testa come un tormento, fino a quando cominciai a studiare le proprietà del capello. L’idea di poterne ottenere un isolante per l’edilizia nacque nella mia testa, mentre vedevo spazzare un enorme massa di capelli nel salone della mia ragazza. Quei piccoli pezzetti fibrosi messi insieme prendevano la forma di un tessuto infeltrito. Da quell’episodio si accese la lampadina.

Il vostro team è giovane, qual è la vostra storia?

dalilab We StartIo e Carmine ci conoscevamo già ma la nostra amicizia è nata praticamente grazie a DaliLab. Io sono un ingegnere gestionale un po’ atipico perché lunatico e sognatore, ma contemporaneamente un maniaco della pianificazione e del controllo. Carmine è un genio dell’informatica, amante della tecnologia a 360 gradi. La sua stanza è piena di computer smontati, libri sulla programmazione e riviste di settore. La nostra avventura comincia il 20 Novembre 2015 al Primo Meetup del We Start Challenge, all’Hotel Caracciolo di Napoli. Dalilab in quell’occasione era solo un’idea. Ricordo che io e Carmine, ne parlavamo su un divanetto all’esterno dell’Hotel. Su quel divano ci riempimmo la testa di interrogativi e problemi. Presi un pezzo di carta che avevo in tasca e me li scrissi uno ad uno. Ci promettemmo di trovare una soluzione ad ognuno di essi, nei giorni a venire. Affianco ad ogni problema avremmo messo una grossa X per indicare la sua risoluzione e il passaggio al problema successivo. Dalilab il 20 Novembre 2015 era questo. Due ragazzi, un’idea e un piccolo pezzo di carta.Guardando la lunga lista che avevo in mano, cominciai ad elencarne uno ad uno ad alta voce. Erano tantissimi. Quando finì domandai a Carmine: – “Secondo te, da 1 a 10, che livello di follia ci vuole per credere che riusciremo a risolvere tutti ‘sti problemi?”. – “110” – rispose lui con le due mani sul volto, prima di scoppiare a ridere. – “Esattamente!” – ci demmo il 5 e entrammo dentro. Eravamo sulla strada giusta…

DaiLab innova il tradizionale impiego delle fibre capillari, in quali settori può essere impiegato il feltro naturale da voi sperimentato?

La nostra iniziativa imprenditoriale tende a sfruttare appieno la grande versatilità del prodotto e le proprietà fisico-chimiche delle fibre di cui è composto. Il feltro Dalilab, si presta a molteplici impieghi e applicazioni. Si tratta, in primis, di un materiale ideale per costruire secondo i principi della bioedilizia. Elastico e traspirante, è un’ottima fibra climatizzante sia contro il freddo che contro il caldo e possiede una notevole capacità igroscopica. La caratteristica peculiare del capello umano è infatti quella di essere idrorepellente e allo stesso tempo di assorbire l’umidità. Ciò significa che respinge l’acqua in forma liquida ma è anche in grado di assorbire il vapore acqueo, favorendo quindi una regolazione naturale dell’umidità all’interno delle abitazioni e riducendo il rischio di condensa con successivi danni alla struttura. Grazie alla sua particolare microstruttura si propone quindi come un’ottima e naturale alternativa alle fibre minerali e sintetiche per l’isolamento termico ed acustico.

Quale impatto sociale ed ambientale ha la vostra proposta di business?

Negli ultimi anni, la tendenza è quella di costruire secondo i principi della “bioedilizia e ciò significa ridurre al minimo l’impatto delle costruzioni sulla salute dell’uomo e sull’ambiente, attraverso un limitato consumo di risorse non rinnovabili e l’utilizzo di materiali non nocivi per un corretto rapporto uomo-edificio-ambiente. Questo legame risale alla preistoria, quando l’uomo ha avvertito la necessità di costruirsi un riparo per proteggersi dagli agenti atmosferici (pioggia, vento, freddo…) ed ha creato le prime architetture. Queste erano profondamente radicate nel territorio: sfruttavano le materie disponibili in loco e sviluppavano tecniche costruttive legate alla cultura materiale e alle tradizioni del luogo. Dunque l’ambiente, inteso come clima e come fonte di materie prime, condizionava profondamente l’architettura e determinava le sue caratteristiche. Con il passare del tempo gli edifici si sono evoluti e, dalla capanna primitiva, si è giunti ai grattacieli moderni. I nuovi materiali, l’ampia disponibilità di energia e la rapida evoluzione delle tecnologie hanno spezzato l’antico legame edificio-ambiente, che da sempre aveva detenuto un ruolo fondamentale nella progettazione. I materiali attualmente utilizzati per l’isolamento termico degli edifici, sono di gran lunga quelli sintetici e minerali, che hanno un notevole impatto negativo sull’ambiente durante tutto il loro ciclo di vita, dalla fase di approvvigionamento, alla produzione fino allo smaltimento. L’edificio ha così assunto il ruolo di contenitore, una sorta di barriera ermeticamente sigillata che separa l’interno dall’esterno e che garantisce il comfort agli occupanti grazie all’impiego di impianti di climatizzazione. Il risultato di questa inversione di tendenza ha avuto ripercussioni negative sia sull’uomo che sull’ambiente: gli edifici moderni sono infatti causa di inquinamento sia dell’ambiente interno che di quello esterno. Tra l’uomo e la natura c’è, quindi, un legame antico che risale alla preistoria, DaliLab vuole contribuire in maniera determinante a riallacciare l’antico legame tra uomo, edificio e ambiente, reciprocamente dipendenti l’uno dall’altro.

Quali obiettivi vi siete preposti di raggiungere presentandovi in crowdfunding?

L’obiettivo finanziario che speriamo di raggiungere con questo crowdfunding ci permetterà di contribuire al finanziamento per la ricerca e lo sviluppo del prodotto, in modo da ottenere il primo prototipo finito del nostro isolante biologico. Il nostro feltro in fibra di capello assumerà, così, tutte le caratteristiche isolanti tali da permettere un suo posizionamento competitivo sul mercato.

Attualmente siete impegnati nella vostra campagna di crowdfunding, quali sono le prospettive nel lungo periodo?

DaliLab intende promuovere la cultura del riuso e del riutilizzo di materiali considerati di scarto per una rivoluzione culturale , attivandosi a 360° per la promozione di percorsi sui temi dell’ecologia, con seminari sul risparmio energetico, sulla green economy proponendo nuovi stili di vita meno impattanti per costruire un futuro equo e sostenibile per tutti. Il nostro obiettivo è ottenere un prodotto che sia perfettamente eco-compatibile attraverso l’utilizzo di resine vegetali naturali che sostituisca tutti i materiali isolanti nocivi e inquinanti attualmente sul mercato.
“Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata”


La challenge di We Start terminerà il 28 Marzo, in occasione dell’evento di chiusura sarà decretato il team vincitore di questa prima edizione. In bocca a lupo ai team!

Lucia Michela Daniele

Anno 1987, Dottoressa in Economia & Management, Musicista per genetica e Lettrice del Mondo. Il Crowdfunding entra nella sua vita grazie alla tesi di laurea magistrale, e si ostina a non abbandonarla. Appassionata di Startup e Business Strategy è fermamente convinta che la finanza alternativa possa contribuire fattivamente al rinvigorimento della nostra, da troppo tempo ormai, malata economia.

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