Vitalità, Vivacità, Vitrizia: la manifattura made in Italy passa dal Crowdfunding

Sydney-Naples, in “Crowdfunding I trust”

Sogniamo la Goldenland, lasciamo famiglie, amici, abitudini, pasta e pizza per migrare dall’altra parte del mondo in cerca di fortuna, di opportunità. C’è invece chi ha fatto questo percorso in modo inverso, facendo leva sulla comunità creativa e reattiva Partenope per realizzare il sogno di una famiglia. Da Sydney a Napoli Patrizia Visone ci racconta come disegna la sua Donna vestita di vivacità grazie al Crowdfunding.


L’intervista con Vitrizia

VITRIZIA CROWDFUNDING

Prima di seguire le orme della tua famiglia avevi intrapreso un percorso molto diverso. Come hai deciso di “tornare” alla sartoria?

In realtà lo avevo intrapreso già da ragazza, poi ho dovuto fare altre scelte, altrettanto stimolanti ma in campi davvero diversi. Ho ripreso la strada che avevo lasciato perché certe cose che ti appartengono tornano prepotenti a galla, con foga. Il pensiero non ti lascia mai, e quando riprendi il percorso è come se non l’avessi mai abbandonato.

Com’è cambiato il mondo della sartoria da quelli che sono i tuoi ricordi di infanzia ad adesso?

La sartoria napoletana era un campo a sé, che dettava legge. Ci hanno insegnato a rimanere sempre fedeli a noi stessi e alla nostra cultura. Tutte le contaminazioni si sono trasformate in valore aggiunto nella ricerca del meglio. Di sicuro prima si era più gelosi del proprio lavoro e il settore era più chiuso. Io credo molto alla rete, addirittura ai coworking, perché condividendo alcuni spazi comuni le sinergie si concretizzano e potenziano. Le idee si amplificano e si intersecano, i settori lavorativi confluiscono.

Quali sono le potenzialità del “made in Naples”, in Italia e all’estero?

Riconoscere il “made in Naples” fuori dalla nostra città non comprende solo la sartorialità. I campi in cui primeggiamo sono tanti: oltre a brand e aziende riconosciute ho in mente immagini classiche di piccole botteghe o laboratori improbabili, storie di vita passate ma ancora presenti. E i nostri talenti riescono ancora ad essere un perno nel mercato. Rifacendomi al discorso delle sinergie, il turismo e i talenti, della tradizione e non, possono intrecciare un discorso e confluire in progetti interessanti. La potenzialità è alta e ci credo fermamente. Gli aiuti arrivano con progetti anche europei, ma qui c’è bisogno di confronto concreto verso il mercato.

Vitalità, vivacità, varietà… sono tante le parole che accosti al brand Vitrizia. Ma qual è la più importante di tutti, che lo esprime al meglio?

Potrei dire “vitalità” perché sentirsi pieni di vita e volerla vivere ti spinge a conoscerla in tutti gli aspetti. Nella varietà di esperienze, e con la vivacità mentale, che sono l’approccio giusto.

Com’è stato il primo impatto con il Crowdfunding? Amore a prima vista o ci avete messo tempo a entrare in confidenza?

Beh… direi che è stata una sfida su due piedi! Ho avuto una valida regia, Anna Ruggiero, che è sempre stata chiara con me. Volevo mettermi in discussione, darmi una scossa e mi ha accompagnata. Una full immersion di ” vitalità” che mi ha aiutato nelle strategie e negli strumenti… la varietà di confronti mi ha fatto crescere, che dire è un’esperienza forte e vincerla senza i presupposti è una conquista vera.

La scelta di una piattaforma di caratura internazionale come si concilia con un progetto così legato al territorio?

Ora che il progetto ha avuto successo, la piattaforma ha trasformato il programma di Crowdfunding (raccolta fondi con obiettivo ed a tempo determinato) a vetrina e-commerce internazionale a tempo indeterminato.

Cosa ti ha ispirata a costruire una campagna facendo leva anche sul Matrimonio?

Perché, dopo che Vitrizia con Alice e con Neo (ispirazioni delle visioni e del mood Vitrizia) ha viaggiato e sperimentato senza conformità nei colori e nei materiali, ponendosi dubbi e togliendosi curiosità, nella scelta assoluta dell’ amore ho voluto fare un omaggio alla purezza del momento. Era giusto che la donna Vitrizia si esprimesse con un’altro linguaggio senza dubbi: la semplicità dell’essenziale, un messaggio di “assoluto”. Un omaggio che dà prova della versatilità delle mie espressioni restando fedele al mio essere.

Come è cambiato l’approccio di Vitrizia al mercato dopo un’operazione di Crowdfunding?

Il Crowdfunding l’ho vissuto come un concentrato di costruzione, un’impresa ed è stata una corsa vissuta con un team di sole 2 persone. Il progetto come strutturato, potenzialmente, avrebbe potuto spaccare il mondo con un team corposo, ma abbiamo raggiunto l’obiettivo e siamo contente! Riguardo alla mia visione ora verso il mercato sicuramente ho maturato il metodo. Sto andando in sottrazione, metto ordine alle mie idee. Prima avevo un approccio dispersivo, ora organizzo in campi d’azione. Inoltre il Crowdfunding mi ha fatto testare il mercato e le mie creazioni, ora capisco cosa portare avanti ed a chi meglio rivolgermi. Ho potuto testare chi mi circonda in quanto non avendo creato ascolto e comunità ampia, ho puntato solo alla mia comunità personale.

Quali consigli daresti a chi tenta questa strada alternativa di finanziamento?

Assolutamente in “Crowdfunding I trust”! E’ trasversale ai sistemi “tradizionali”, si avvale della rete, delle relazioni personali o del messaggio. E’ un concentrato di esperienze e di sinergie, assolutamente il Crowdfunding è la più antica, attuale se non universale modalità di finanziamento che comporta valori, strategie e confronti di altissima potenzialità.

Quali sono i modi in cui il crowdfunding potrebbe aiutare a sviluppare progetti in ambito manifatturiero?

Io non credo che il Crowdfunding abbia limiti: si creano alleanze e sinergie e si lavora per l’obbiettivo.

Tra le ricompense alcune erano a forte impatto “emozionale” con una logica di continuità tra il backer ed il Brand ma in realtà hanno avuto poco successo, perché secondo te?

In realtà il mio messaggio è indirizzato ad una donna di concetto e la donna locale è molto strutturata e legata a degli status e ad immagini del “Sé” come estensione dell’ apparire e non dell’essere.  E’ una donna che ha bisogno di riferimenti di sicurezza e difficilmente abbandona l’idea di ancorarsi e di sfidare il viaggio. Ovviamente è un discorso di massimale. Ad ogni modo il team non era corposo e le attività non le abbiamo potute sviluppare nella loro potenzialità. Stiamo provvedendo ora nel percorso post-Crowdfunding a cercare questa donna che ha voglia di meravigliarsi.

Quali sono gli obbiettivi che vorresti raggiungere adesso?

Approfondire sicuramente tutti gli aspetti che non abbiamo potuto valutare e sviluppare. La visibilità ed il riscontro c’è stato, ora sviluppo il prosieguo del progetto con presenza e focus. Credo nelle alleanze e nelle sinergie. Vorrei essere da traino anche per le mie colleghe/i che vogliono sviluppare progetti propri, trovo questa modalità un punto di forza del Made in Naples. Ecco direi vorrei continuare a sostenere il Made in Naples e per il mio brand: continuare a “viaggiare” con le donne che vogliono giocare con se stesse, “perchè giocare è una cosa seria” (cit.) *

Nicola Furnari

Siciliano adottato dalla nebbia, laurea in marketing e passione per il digital. Amo cibo, vino e mare e loro amano me.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *