Start up e PMI innovativa, attori privilegiati dell’equity crowdfunding

Se fino al 2010 la raccolta fondi dal basso rappresentava una strategia di funding alternativa e prevalente per organizzazioni no profit e cause sociali, la diffusione del fenomeno su scala globale e la sperimentazione di nuove modalità di intermediazione tra folla ed attori, hanno progressivamente portato alla individuazione di uno strumento che, dinanzi alle profonde lacune governative e dell’offerta, avesse le capacità di assolvere al delicato ruolo di propulsore delle attività economiche.

L’equity crowdfunding di fatto eleva il finanziamento della folla a modalità di acquisto di capitale sociale in start-up, si tratta di un modello che sta vivendo un grande fermento, sia a livello europeo che internazionale, in particolare, importanza crescente sembra acquisire nel segmento dell’early stage.

La pratica dell’equity crowdfunding si caratterizza, rispetto ad altre forme di raccolta, per essere uno strumento fortemente disintermediato attraverso il quale le start-up possono rivolgere un appello alla folla per la raccolta di capitale sociale, offrendo strumenti partecipativi al capitale di rischio. Tuttavia la possibilità di raccogliere capitali dalle folle non è trasversale all’intero tessuto imprenditoriale italiano.

Nonostante le numerose (e rumorose) critiche mosse dagli operatori del settore, l’introduzione di questa nuova prospettiva è stata limitata nel 2013 alle Start-up innovative, così come definite dal Decreto Crescita 2.0, e successivamente ampliata, nel 2015, dal Decreto Legge n.3, che ha introdotto nell’ordinamento giuridico un nuovo di tipo di società, la Piccola Media Impresa Innovativa.

L’intervento normativo in materia di nazionalità ha ampliato i confini geografici, non solo per le PMI, ma anche per le start-up innovative. Mentre nel testo previgente le start-up dovevano qualificarsi come società di diritto italiano, nel testo attuale non vi è limitazione di nazionalità, che viene sostituita dal requisito di residenza. La start up o la PMI innovativa, società di capitali in forma di spa o srl, può avere nazionalità estera purché sia residente in uno degli Stati Membri dell’UE o residente in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo (EESA) con una sede produttiva o una filiale in Italia.

A) Start up innovativa

Ai fini del Decreto, la start-up innovativa è una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. Rientrano nel novero anche le start-up innovative a vocazione sociale che possiedono i medesimi requisiti richiesti dal Decreto, ma operano in settori specifici che il legislatore italiano considera di particolare rilevanza e valenza sociale.

Possono qualificarsi start-up innovative ai fini del Decreto, le imprese in possesso dei seguenti requisiti:

  1. La maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto sono detenute da persone fisiche;
  2. È costituita e svolge attività d’impresa da non più di 60 mesi;
  3. Ha la sede dei propri interessi ed affari in Italia;
  4. A partire dal secondo anno di attività della start-up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro mesi sei dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore ai 5 milioni di euro;
  5. Non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  6. Ha, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  7. Non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo d’azienda.

Inoltre la start-up è qualificabile come innovativa se in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 20% del maggior valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa. Dal computo per le spese in R&S sono escluse le spese di acquisto e locazione di bene immobili, sono invece da annoverarsi tra le spese di R&S: le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese di R&S risultano dall’ultimo bilancio approvato, in assenza di bilancio nel primo anno di vita della start-up, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta del legale rappresentante.
  • Impiego come dipendenti e collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero.
  • Sia titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa.

 

B) PMI Innovativa

La PMI Innovativa è disciplinata per estensione ed integrazione con le preesistenti norme del Decreto Crescita 2.0, ha dunque possibilità di accedere alla raccolta di capitali nella modalità equity, gode dei benefici fiscali e contributivi previsti dal precedente Decreto, seppure alcune divergenze sono riscontrabili in ordine ai criteri opzionali per rilevare il carattere di innovazione, ai criteri di delimitazioni dell’oggetto sociale e agli attributi dimensionali.

  1. La PMI innovativa può quotarsi su una piattaforma multilaterale di negoziazione;
  2. Non vi sono delimitazioni temporali, ma la società deve essere in possesso di almeno un bilancio certificato, quindi non può trattarsi di imprese di nuova costituzione;
  3. Ai sensi della raccomandazione CE 361 del 2003 la società deve avere meno di 250 dipendenti, fatturato annuo inferiore a 50 ml, attivo patrimoniale inferiore a 43 milioni;
  4. Possibilità di distribuzione degli utili;
  5. Mentre per le Start up innovative vi è una delimitazione dell’oggetto sociale, tale criterio non è applicato alle PMI innovative;

I criteri opzionali per rilevare il carattere di innovazione tecnologica:

  • Le spese in ricerca, sviluppo e innovazione superiori o uguali al 3% della maggiore entità tra costi e valore totale della produzione della PMI. Nel computo andranno escluse le spese per immobili, vi rientrano a pieno titolo le spese relative allo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso.
  • Impiego come dipendenti e collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al quinto della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero.
  • Depositaria o licenziataria di privativa industriali, o titolare di software registrato.

 

REQUISITI Start-up innovative (art.25, commi 2 e 3, DL 197/2012) PMI Innovative (art.4, comma 1, DL 3/2015)
Società di capitali, costituita anche in forma cooperativa SI SI
Non quotata SI Si, ma può quotarsi su una piattaforma multilaterale di negoziazione
Residente in Italia o in un Paese UE SI SI
Delimitazioni temporali Nuova o attiva da meno di 5 anni Non vi sono delimitazioni temporali, ma la società deve essere in possesso di almeno un bilancio certificato, quindi non può trattarsi di imprese di nuova costituzione
Delimitazioni dimensionali Meno di 5 milioni di fatturato annuo Ai sensi della raccomandazione CE 361 del 2003 la società deve avere meno di 250 dipendenti, fatturato annuo inferiore a 50 ml, attivo patrimoniale inferiore a 43 milioni
Divieto di distribuzione degli utili SI NO
Delimitazione dell’oggetto sociale Deve afferire alla produzione, sviluppo e commercializzazione di beni o servizi innovativi ad alto valore tecnologico NO
Criteri opzionali per rilevare il carattere di innovazione tecnologica Almeno 1 su 3:

  • 15% del maggiore tra costi e valore totale della produzione dovrà riguardare attività di R&S.
  •  Team formato per 2/3 da personale in possesso di laurea magistrale, oppure per 1/3 di dottorandi, dottori di ricerca o laureati con almeno 3 anni in attività di ricerca certificata.
  • Depositaria o licenziataria di privativa industriali, o titolare di software registrato.

Almeno 2 su 3:

  •  3% del maggiore tra costi e valore totale della produzione riguarda attività di ricerca e sviluppo.
  • Team formato per 1/3 da personale in possesso di laurea magistrale, oppure per 1/5 di dottorandi, dottori di ricerca o laureati con almeno 3 anni in attività di ricerca certificata.
  • Depositaria o licenziataria di privativa industriali, o titolare di software registrato.
Fonte: Registro Imprese

Lucia Michela Daniele

Anno 1987, Dottoressa in Economia & Management, Musicista per genetica e Lettrice del Mondo. Il Crowdfunding entra nella sua vita grazie alla tesi di laurea magistrale, e si ostina a non abbandonarla. Appassionata di Startup e Business Strategy è fermamente convinta che la finanza alternativa possa contribuire fattivamente al rinvigorimento della nostra, da troppo tempo ormai, malata economia.

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