Come funziona il P2P lending?

Per coloro che si avvicinano per la prima volta al P2P lending, consiglio la lettura dell’articolo introduttivo sull’argomento. In questo, proseguiamo nell’analisi dei prestiti tra privati entrando più nel dettaglio su come effettivamente funziona tale sistema. Per comprendere appieno lo strumento, è necessario effettuare innanzitutto un confronto con il sistema tradizionale dei prestiti al consumo.

I prestiti al consumo nel mercato tradizionale.

Nel mercato tradizionale del credito al consumo, esiste solitamente una banca o finanziaria che funge da intermediario nella raccolta di capitali e nell’allocazione degli stessi. La banca quindi raccoglie i fondi nel mercato dei capitali e li alloca ai soggetti che ne fanno richiesta. Gli investitori non andranno mai a finanziare in linea diretta i debitori in quanto tale compito è riservato all’intermediario. Pertanto, la decisione di concedere o meno un prestito spetta sempre alla banca o alla finanziaria. Solitamente viene assegnato un certo rating che misura il grado di insolvenza del debitore. Ciò che è importante ai fini di questa analisi, riguarda l’aspetto legato al rischio di default del debitore. Nello schema tradizionale, la banca o la finanziaria che concede il finanziamento, rischia il linea diretta l’intera somma per tutta la durata del finanziamento. L’investitore infatti, spesso sottoscrive prodotti della banca che non sono in alcun modo collegati alle posizioni debitorie e pertanto egli non partecipa alle perdite in conto capitale che si dovessero verificare in caso di inadempimento del debitore.

Schema del principio di funzionamento dei prestiti al consumo
Schema del principio di funzionamento dei prestiti al consumo

I prestiti al consumo nel mercato del P2P lending.

Vediamo ora il meccanismo di funzionamento dei prestiti al consumo con l’innovativo sistema del P2P.

Come funziona il P2P lending
Schema del principio di funzionamento del P2P lending

Gli attori, come possiamo notare dalla figura, sono sempre tre: investitori, debitori e intermediari. La prima differenza sostanziale riguarda il fatto che al posto della banca o della finanziaria vi è un nuovo intermediario: la piattaforma di P2P lending. Il principale compito che assolve l’intermediario è quello di mettere in contatto diretto gli investitori con i debitori attraverso un sistema informatico automatizzato. L’investitore quindi può decidere di allocare le proprie somme di denaro per finanziare direttamente i richiedenti. Questo è un passaggio importante in quanto permette di comprendere come il rischio finanziario venga trasmesso dalla società finanziaria agli investitori. In finanza esiste sempre una relazione che al crescere del rischio, aumenta il rendimento dell’investimento. Per questo motivo quindi si riescono ad ottenere in linea teorica rendimenti più alti rispetto ad altre forme di investimento tradizionale.

Nella sostanza quindi, gli investitori nel P2P lending diventano una sorta di “banca”. Infatti, sono essi stessi che decidono la modalità su come allocare le proprie risorse finanziarie all’interno del sistema. Tuttavia, la differenza rispetto ad una banca consiste nel fatto che nessun investitore può di sua iniziativa effettuare azioni di recupero crediti in quanto tale attività è riservata alla piattaforma di P2P lending.

E se il debitore non paga? Rischio tutto il capitale?

Per ridurre il rischio, la piattaforma solitamente spalma il prestito ad una pluralità di soggetti. In questo modo, se si dovesse verificare un mancato incasso di una rata, essa viene ripartita in quote su tutti gli investitori che ne hanno preso parte.

Uno dei principali compiti delle piattaforme di P2P lending consiste nell’effettuare un’analisi di “scrematura” dei debitori. Pertanto non tutti i richiedenti riescono ad essere finanziati ma solo coloro che hanno determinate caratteristiche: buona solvibilità finanziaria, un reddito certo dimostrabile, ecc…

Sulla base di questi valori, al richiedente viene assegnato un rating che corrisponde poi ad un tasso di interesse. In parole semplici, i richiedenti che presentano caratteristiche migliori in termini di solvibilità, otterranno finanziamenti a tassi migliori rispetto a soggetti meno solvibili.

Nel momento in cui un debitore non dovesse pagare la propria rata, l’investitore si ritroverà un mancato flusso di denaro in entrata nel suo conto. A questo punto, la piattaforma attiverà le sue attività per il recupero del credito. Per ridurre ulteriormente il rischio di insolvenza, molte piattaforme hanno costituito un fondo che viene alimentato dai debitori in fase di erogazione del prestito. Tale patrimonio, è utilizzato in caso di inadempienza del debitore nel momento in cui si dichiara inesigibile il debito contratto (quando il debitore viene dichiarato in sofferenza).

Daniele Forza

Classe ’82. Dopo aver conseguito una laurea triennale in economia di Internet ed una magistrale in finanza decide di perfezionare i suoi studi con un master in credit risk management. Appassionato di tecnologia e di finanza, fonda ItalianCrowdfunding.it per raccontare l’evoluzione del crowdfunding in Italia e nel mondo specializzandosi poi nell’area P2P lending.

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