Don’t call my name: crowdfunding

Crowdfunding: raccolta di fondi dalla folla. Semplice e diretto ma impossibile da capire.

La verità è che ci stiamo affacciando ad un mercato che sta plasmando questo strumento in base alle esigenze che ne identificano le necessità. Difficilmente abbiamo avuto a che fare con uno strumento così liquido nel suo concetto di affermazione e le declinazioni dello stesso stanno diventando innumerevoli.

Equity, prestiti, donazioni, collette, pre-selling…a voi la scelta. In DIY o su piattaforme, keep it all o all or nothing. Come palliativo di marketing 7.0 (ho messo un numero a caso, ho perso il conto) a costi irrisori, come strumento di CSR per le aziende coorporate o semplicemente enterprenuer crowdfunding per fare market test senza rischi. Insomma, non si capisce più nulla.

Il crowdfunding per l’automotive

Se tu che leggi fossi Lars o Knut, un tipico norvegese accorto e rispettoso dell’ambiente, non ci sarebbe bisogno che io ti spiegassi cosa sia l’Audi e-Tron Sportback, e invece guidi ancora la tua Punto e di elettrico a stento hai il rasoio. Audi attualmente sta, intelligentemente, tentando un attacco al fertile mercato scandinavo con una mossa già vista attraverso la prevendita di un automobile elettrica. L’Audi e-tron Quattro avrà una batteria da 95 kWh e circa 500 km di autonomia con una singola ricarica. L’Audi ancora non  ha comunicato il prezzo finale del mezzo ma ha già deciso che per prenotarlo si dovranno versare 20.000 corone (2.160€ circa) che verranno decurtati dal totale o restituiti in caso di ripensamento (intanto facciamo girare un po’ di moneta e facciamo cassa insomma). Una mossa di puro marketing, dopo la zozzeria del desielgate, che avvicina Volkswagen ai propri consumatori attraverso una strategia che mai avremmo accostato ad un colosso di tale portata.

Il vero dubbio rimane su un concetto base della teoria del crowdfunding: quante macchine dovranno essere pre-ordinate affinché il progetto parta? quanti soldi servono? il giocattolino elettrico si farà a prescindere dalla buona riuscita di questa operazione di mercato?

Manca quindi l’elemento fondamentale per attribuire il nome “crowdfunding” a questa operazione di marketing, ben accetta per carità, ma che di certo non rappresenta l’emblema di questo strumento: la trasparenza.

Chissà cosa penserà Elon di questa operazione. Lui che con una mossa simile riuscì a farsi ordinare mezzomilione di Tesla 3, lui che ha cambiato le regole di questo mercato, lui inseguito da una delle case automobilistiche più blasonate e discusse di questi ultimi anni.

Chissà cosa penseranno Lars e Knut quando, guidando la loro ecologica e fiammante e-Tron con una tazza di caffè biologico in cartoncino riciclato, non emetteranno CO2 in atomosfera. Loro che del crowdfunding ne sanno fare strumento di crescita, loro che avranno prima di noi la possibilità di cambiare le regole del mercato, loro che ci hanno creduto (o forse si faranno solo rimborsare).

Nicola Furnari

Siciliano adottato dalla nebbia, laurea in marketing e passione per il digital. Amo cibo, vino e mare e loro amano me.

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