Il Crowdfunding per aziende: nuove o “vecchie” che differenza fa?

Se dico “Crowdfunding per aziende” cosa vi viene in mente? Sicuramente le tante startup che attraverso il crowdfunding si son fatte da zero. E se il Crowdfunding non servisse solo a loro? Se servisse anche a qualsiasi altra azienda nuova e “vecchia” che sia?

Dando per assodato il sacro santo comandamento del profitto al quale ogni realtà imprenditoriale deve rispondere per essere considerata tale (salvo alcune eccezioni!), il Crowdfunding può essere utilizzato dalle aziende quale leva commerciale semplicemente per vendere di più, o comunque “per essere più fighi!” e quindi per vendere di più.

Quando si parla di Crowdfunding non si deve solo pensare alle aziende di nuova costituzione che fremono dalla voglia di “lanciarsi” sul mercato. È vero, nel complesso processo di raccolta online “l’effetto novità” gioca un ruolo senz’altro importante: ogni giorno milioni di utenti e backers sono disposti a metterci i soldi proprio perché trovano in una campagna qualcosa di nuovo, innovativo, non ancora commercializzato. Ed è proprio questo il punto.

La supremazia del “nuovo”

Perché un pincopalla-qualsiasi decide di diventare il pincopalla-sostenitore della mia campagna?

L’elemento novità nel Crowdfunding può (e deve) essere trovato in tutto: partendo dalle finalità del progetto stesso, nel prodotto che si intende offrire/commercializzare, nell’evento a cui si intende dar vita, alla promozione e alla comunicazione della campagna, ecc. In questo modo si risponde alla fatidica domanda: perché un pincopalla-qualsiasi decide di diventare il pincopalla-sostenitore della mia campagna? Ovvio, perché il tuo progetto risponde in qualche modo alla sua sete di novità. Risponde alla ricerca di qualcosa che (forse) non esiste ancora!

Il discorso vale in qualunque campo di applicabilità del Crowdfunding: dalle campagne hi-tech e imprenditoriali a quelle di rilevanza sociale, culturale e civica. Quindi chi esclude che la novità non venga proposta proprio da una azienda “vecchia” piuttosto che da una appena costituita?

Il Crowdfunding per le aziende

In questi anni abbiamo assistito alla nascita e allo sviluppo di tante realtà imprenditoriali grazie al “finanziamento dal basso”, e non mi riferisco solo all’Equity Crowdfunding che vede proprio nel “fare impresa” la sua ragion d’essere e per il quale in Italia esiste un’apposita normativa che ne disciplina il ricorso. Agli albori (nel 2013) i legislatori pensarono all’Equity Crowdfunding quale strumento finanziario di esclusivo appannaggio delle c.d. startup innovative. Ora non è più così, anche alle PMI è permesso farne ricorso al di là del proprio oggetto di attività.

Ma tralasciando questo particolare modello e ritornando a quello che può essere considerato il Crowdfunding in purezza, il modello “a ricompensa” o reward: in questi anni c’è chi ha iniziato a pensare alle grandi aziende – non mancano esempi su Kickstarter – o chi come Indiegogo ha dedicato un’intera sezione a quello che ha ribattezzato “Enterprise Crowdfunding”.

Heineken, Pfizer, Unilever, Motorola, Whirpool, Hasbro, GE, sono alcuni brand che hanno aderito alla chiamata di Indiegogo. Tutte aziende che “non devono chiedere mai!” insomma. Sebbene in parte l’obiettivo poco sotteso sembrerebbe tradursi nella mera vendita di servizi di marketing e di engagement dei consumatori, insieme a programmi di sponsorship, c’è chi come GE e Whirpool ha lanciato delle vere e proprie campagne.

Qualche buon esempio…

GE è stata una delle prime a muoversi, tramite la società controllata FirstBuild nel 2015 ha lanciato due campagne su Indiegogo: Paragon, il piano di cottura a induzione, e Opal, la macchina per il ghiaccio. Entrambe con alti margini di successo. Altri esempi sono la campagna Vessi, la macchina per fermentare la birra che nasce dall’idea di un gruppo di dipendenti della Whirpool, nonché grandi appassionati/bevitori di birra, e Smart Connect Deluxe Soother, il carillion multifunzionale di Fisher Price.

…oppure no!

Un discorso simile è stato intrapreso da ZTE, azienda di telecomunicazione, che qualche giorno fa ha deciso di “mettere fine” alla propria campagna su Kickstarter per la realizzazione del Project CSX, quello che sarebbe stato il primo smartphone sul mercato con interfaccia eye-tracking, la tecnologia che permette di navigare sul proprio dispositivo attraverso il movimento dell’occhio. La campagna non stava andando benissimo e aveva raccolto solo 36 mila dollari su 500 di goal.

Il Crowdfunding per fare marketing

Nel bene e nel male tutte le campagne lanciate dalle big company vogliono proporre qualcosa di nuovo testando i prodotti con i loro vecchi e nuovi consumatori prima della grande distribuzione. Decisamente degli esempi di come il Crowdfunding possa rappresentare non solo la via per le startup per accedere a risorse finanziare altrimenti non reperibili, ma anche lo strumento per le grandi aziende per testare nuovi prodotti e avvicinare nuovi clienti. Marketing insomma.

Chissà, magari domani anche la Apple lancerà la sua campagna!

Giovanni Cicala

Appassionato di tecnologia, innovazione, comunicazione e teatro. Durante il suo percorso professionale decide di dedicare le sue attenzioni al Crowdfunding e alle potenzialità che lo strumento offre per rilanciare l’attività imprenditoriale del nostro Paese.

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