Hoku: la lampada nata dal crowdfunding in giro per l’Europa

Avresti mai pensato di poter accendere e spegnere la luce del sole con un semplice tocco? Non è certo fantascienza, è assolutamente reale e si chiama HOKU.

HOKU, “stella” in hawaiano, è la lampada completamente Made in Italy, dal design elegante ed accattivante in grado di riprodurre la luce diurna.

hokuL’idea nasce nel 2014 per rispondere ad una necessità con passione e tenacia, cercando soluzioni competitive e senza compromessi. Inizia così l’avventura della famiglia Carisi, che nello studio LimeLAB ha progettato e costantemente perfezionato la sua “stella più luminosa”, integrando le tecniche innovative dei fratelli Roberto & Stefano con le forme armoniche ideate dal padre Andrea. Hoku prende così vita e si concretizza grazie alla maestria di ben sette artigiani bolognesi.

Hoku è stata esposta a Crowdfest, il primo festival del Crowdfunding in Italia conclusosi in questi giorni nella splendida cornice di Palazzo Isolani. Quando ho conosciuto Roberto ho ascoltato con interesse il progetto e la loro storia, ma quando il mio indice si è posato su Hoku ho realizzato tutto ciò che mi era stato raccontato.

La lampada regala all’occhio armonia, il design, morbido ed essenziale, rispecchia perfettamente il concept del prodotto: funzionalità ed intuitività. Un leggero tocco e la lampada riproduce in qualunque momento la luce diurna, permettendo a chiunque di poter godere della giusta illuminazione in qualsiasi momento della giornata. Risplende anche dal punto di vista ambientale questa stella bolognese, la lampada monta un led da 5W con una vita utile superiore ai 20 anni durante i quali è destinato a non perdere la sua efficacia.

Un progetto ambizioso, che necessitava di fondi per poter procedere alla realizzazione dei prototipi e iniziare l’industrializzazione del progetto. Nel Dicembre del 2014 i fratelli Carisi scelgono il crowdfunding per presentare al mondo il loro progetto, lanciano su Kickstarter una campagna che in poco più di un mese raccoglie il 167% del goal iniziale, ben 10.000£ da 105 backers provenienti da 13 paesi differenti.

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E’ una storia di tenacia, competenza e passione quella della famiglia Carisi, ed oggi a raccontarcela è direttamente uno dei fratelli, Roberto.

Ciao Roberto e benvenuto. Come nasce HOKU?

L’idea nasce un po’ per caso, dall’esigenza di mio fratello Stefano che, dopo il primo anno in Cina, stava per tornarvi e cercava una soluzione per avere maggiore luce in camera, visto che già aveva tre lampade ma non sembravano essere sufficienti. Abbiamo così iniziato a pensare ad una lampada che potesse portarsi in giro per il mondo e che gli consentisse di disporre della giusta illuminazione.

Come vi siete avvicinati al crowdfunding?

Ad Aprile ero a casa a Bologna e stavo scegliendo un orologio su Kickstarter. Mio padre ha iniziato ad interessarsi allo strumento, chiedendomi perché stessi decidendo il colore di un prodotto in realtà acquistato mesi prima, probabilmente Dicembre. Ho spiegato il funzionamento del crowdfunding a mio padre e sin da subito lui ha creduto nello strumento. Considerato che stavamo cercando una soluzione all’esigenza di Stefano, e che lui e mio padre stavano iniziando a costruirla questa lampada, con buoni risultati, abbiamo iniziato a chiederci se quel prodotto potesse interessare altre persone. Così abbiamo deciso di approcciare al finanziamento dal basso e di tentare, anche un po’ per scherzo, quest’avventura. Chiaramente dal momento in cui abbiamo deciso di provare al lancio materiale della campagna online son passati sei mesi di lavoro costante per strutturare la campagna.

La campagna è stata strutturata totalmente in autonomia quindi?

Si assolutamente, sia io che mio fratello Stefano conoscevamo bene lo strumento, siamo stati entrambi backers di diverse campagne, avevamo quindi una certa percezione di cosa potessero attendersi i nostri sostenitori. Abbiamo chiaramente tratto ispirazione dalla nostra esperienza in qualità di sostenitori e dalle campagne che ci avevano più appassionato.

Riguardo il prodotto, che nasce da una esigenza concreta, leggevo che si tratta di un prodotto interamente realizzato in Italia, anzi precisamente nel bolognese.

Si assolutamente, mio padre nasce come maestro d’arte, ha poi iniziato ad occuparsi di arredamenti per diversi esercizi commerciali della zona, sino a metter su una impresa edile. Tuttavia la sua vena artistica non si è esaurita e la rete di contatti sviluppata negli anni con gli artigiani bolognesi è stata preziosa per lo sviluppo del prodotto. I primi prototipi li abbiamo realizzati in casa, poi dopo abbiamo iniziato a rivolgerci ed appoggiarci a diversi artigiani, al momento sette curano la realizzazione del prodotto, e l’assemblaggio avviene praticamente in casa nostra. Con questo slancio abbiamo siglato con il Bologna Calcio una collaborazione per la produzione di lampade bicolori che richiamano chiaramente i colori della squadra (rosso & blu) presentate a Crowdfest. Si tratta di una partnership che abbiamo voluto fortemente, che simboleggia il legame tra il nostro prodotto e la nostra terra.

Indubbiamente è una campagna di pre-selling quella che avete lanciato, tra l’altro una campagna dalla line up fortemente industriale e commerciale. Come mai un obiettivo economico, se così possiamo definirlo, tendenzialmente prudente?

Diciamo che le piattaforme sono diverse, come sai, Kickstarter funziona con il meccanismo dell’All or nothing, per cui se non raggiungi il budget prefisso non ottieni fondi. Di conseguenza la scelta del target deve essere attentamente ponderata. Un budget troppo elevato può demotivare i potenziali sostenitori, soprattutto se nei primi venti giorni sei ancora troppo lontano dal budget. Il backer è tendenzialmente prudente ed avverso al rischio, quindi preferisce magari dirottare quelle risorse su progetti che sembrano ricevere maggiore fiducia ed apprezzamento dalle folle. Inversamente, se scegli un budget troppo basso e lo raggiungi in fretta, il sostenitore non ha più la sensazione di sentirsi parte di un progetto, di una esperienza, si tratterà a quel punto di un semplice acquisto a prezzo scontato rispetto a quello futuro di lancio. Perciò abbiamo scelto un obiettivo medio, che ci consentisse di sostenere la produzione di 80/100 lampade. Abbiamo considerato il futuro prezzo di vendita, i costi di realizzazione e il lotto minimo di produzione per ottimizzare anche i costi di realizzazione dei vari componenti e abbiamo tirato fuori il nostro budget.

In poco più di un mese avete superato il vostro budget obiettivo, considerato che la campagna è stata lanciata su una piattaforma non italiana, volendo darci qualche numero, secondo te quanti tra i vostri sostenitori non appartengono alla vostra rete relazionale?

In linea generale posso dire che all’incirca il 60% delle contribuzioni è arrivato da conoscenti, familiari ed amici, insomma dalle nostre reti personali e professionali. Il restante 40% è sicuramente pervenuto da sostenitori che non conosciamo direttamente e che sono venuti a conoscenza di HOKU o nell’ambito della stessa piattaforma in quanto di backers seriali o da testate giornalistiche, non solo italiane, che hanno raccontato del nostro progetto.  La nostra è stata anche una vittoria dal punto di vista della community, è stato proprio grazie ad un nostro sostenitore che siamo riusciti a stringere la collaborazione con il Bologna. Ha creduto talmente in noi e nel nostro progetto che oltre ad acquistare ben tre lampade, ci ha prospettato la possibilità di far crescere il progetto anche attraverso partnership di questo tipo. Ecco, credo che se la community riesce a percepire la passione, l’impegno e la determinazione del progettista è assolutamente disposta a sostenerlo, e non solo economicamente. Questa è forse la vera ricchezza del crowdfunding.

Mi trovi assolutamente d’accordo. Nella costruzione e gestione della campagna invece quali sono state le maggiori criticità riscontrate?

Tantissime! Abbiamo iniziato a pensare il prodotto ad Aprile del 2014, la campagna è partita a fine Ottobre in modo da poter arrivare a metà Dicembre come tempistiche. La costruzione della campagna è durata almeno due mesi e mezzo impiegati a impostare e produrre il materiale grafico, il video, la descrizione da inserire sulla piattaforma e la struttura delle ricompense. La vera criticità è durante la campagna, il tempo improvvisamente vola e inizi a renderti conto che tutto il tempo che ritenevi di avere a disposizione è invece molto ristretto. Durante la campagna l’impegno richiesto al progettista è massimo, si passano notti intere a ragionare su come coinvolgere i backers, a valutare perché magari la campagna non sembra prendere la giusta direzione nonostante gli sforzi, cercare di capire perché i blog e le testate giornalistiche non rispondono. Insomma bisogna saper accettare i no, non abbattersi, anzi trovare sempre la linfa per affrontare l’ostacolo quando si presenta… oltre che ricordarsi di mangiare e dormire per 40 giorni. Ho personalmente curato tutta la comunicazione pre e durante la campagna, ho spinto fin quando non mi dicevano “no, il prodotto non mi interessa”. Ho attinto a tutta la rete di contatti pregressi che potevano aiutare la divulgazione del progetto e il suo successo, ho vissuto un anno e più in America ed ora vivo a Londra. Kickstarter, a differenza magari di alcune piattaforme italiane, non offre spazi editoriali su testate nazionali. Essendo stato in Silicon Valley con una borsa di studio governativa siamo riusciti ad ottenere un post interessante tramite l’ambasciata italiana a San Francisco, in Italia invece siamo usciti sul Resto del Carlino, e poi a catena su Corriere Innovazione e questo indubbiamente ha dato maggiore visibilità a HOKU. Difatti la percentuale più consistente di backers sono italiani, inglesi ed americani, anche se in totale i sostenitori arrivano da 13 paesi diversi.

Oltre la raccolta fondi giunta a termine con evidente successo, quali altri benefici hai riscontrato post campagna?

Nel nostro caso i fondi raccolti rappresentano una minima parte dei benefici ottenuti, con l’importo raccolto abbiamo sostenuto i primi test di prototipazione, non era una cifra che ci consentiva certo di realizzare interamente la prima produzione di lampade da spedire a valle della campagna. Il vero valore secondo me della campagna di crowdfunding per chi realizza un prodotto di questo tipo è il test di mercato, noi abbiamo avuto comunque conferma che l’oggetto piaceva un anno prima di poterlo consegnare. Un intero anno a disposizione per mostrare i prototipi, far conoscere la nostra storia, mentre producevamo per cento persone e più che attendevano il nostro prodotto. Noi abbiamo concluso la campagna a Dicembre 2014, nel 2015, forti del riscontro ottenuto col crowdfunding, abbiamo partecipato a diverse fiere tra Milano, Londra, Shanghai, Bologna e Firenze senza avere fisicamente un prodotto da mostrare. Si tratta di un vantaggio assoluto poter iniziare fattivamente a produrre con un feedback reale il tuo prodotto, riducendo drasticamente tutta la fase, e quindi i costi, relativi ai vari step migliorativi del prodotto necessari ad incontrare l’interesse del pubblico al momento del lancio. Il crowdfunding racchiude questa preziosa opportunità, rivolgersi alle folle per testare l’interesse che il tuo prodotto può suscitare, ancora prima di avere un magazzino pieno, e quindi capitali a terra.

Quali sono i costi vivi per il lancio di una campagna di crowdfunding?

Dipende da come intendi impostare la campagna, nel nostro caso è stato tutto autoprodotto e realizzato in house, quindi oltre le commissioni di Kickstarter, e senza contare il costo del tempo speso per realizzare e seguire la campagna, direi piuttosto contenuti rispetto ai benefici poi riscontrati. Chiaramente se ti affidi a professionisti per il teaser della campagna, per le foto ed eventualmente anche per la comunicazione è un attimo che i costi lievitano. Urge in tal caso una specifica, probabilmente le campagne con obiettivi superiori a 100.000 euro sono quelle che richiedono e sottendono un investimento almeno di 10.000/15.000 euro per la produzione dei contenuti social e della campagna.

In media quasi tutti i progetti di pre-selling soffrono di un certo delay nella spedizione dei prodotti, ritardi spesso dovuti alla complessità progettuale che contraddistingue i prodotti innovativi. Mi dicevi che anche per HOKU tra la conclusione della campagna e la spedizione fisica delle lampade è trascorso quasi un anno. Come mai?

Si, la lampada monta un controller touch, basta pigiare e si accende o si spegne. Noi avevamo il prototipo pronto e funzionante di HOKU ma non avevamo mai testato il controller touch dopo averlo montato sulla lampada. Non ne avevamo avuto la possibilità perché i controller non erano arrivati in tempo per la campagna, funzionavano separatamente, ma quando li abbiamo montati su HOKU abbiamo notato che funzionavano ad intermittenza. Questo ci ha portato via sei mesi di perfezionamento, dovevamo consegnare a Maggio, ed invece sino a Settembre abbiamo lavorato ad una soluzione alternativa. A novembre abbiamo realizzato le spedizioni fisiche. Nel frattempo abbiamo cercato di gestire il rapporto con i nostri sostenitori, ci abbiamo messo la faccia, abbiamo dimostrato che eravamo li a cercare una soluzione per loro. Insomma ci siamo preoccupati di tenerli informati sugli sviluppi e sui nostri avanzamenti, d’altronde HOKU è nata grazie a loro. Da Aprile in poi ogni mese davo un update sullo stato dei lavori, paradossalmente nella comunicazione di Agosto una ragazza ha risposto acquistando un’altra lampada. Siamo stati trasparenti con la nostra community e loro ci hanno dato fiducia. Dalla campagna di crowdfunding alla spedizione del prodotto è stato un lungo percorso, ma non ci siamo mai sentiti soli. I nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati, i nostri sostenitori ci hanno accompagnato e guidato ed oggi molti di loro vengono anche a trovarci presso le fiere e gli eventi a cui partecipiamo.

Quali sono le prospettive future?

Abbiamo in programma diverse fiere in tutta l’Europa, contemporaneamente cerchiamo di esporre il prodotto anche in negozi privati, l’obiettivo è ottenere visibilità e ulteriori feedback sullo spazio che HOKU può occupare nel mercato. Nel lungo periodo ci aspettiamo di poter razionalizzare anche i costi di produzione, al momento ancora alti, e di poter ampliare il concept di HOKU, lavorare di sera con la luce diurna, quindi come se fosse giorno, a tutta la casa.

Dopo questa esperienza, essendo tu un giovane imprenditore italiano, ritieni che il crowdfunding possa essere uno strumento complementare ai canali tradizionali in grado di far fiorire nuove realtà imprenditoriali e di rinvigorire il nostro tessuto economico?

Assolutamente si, ho conosciuto contesti imprenditoriali molto differenti da quello italiano, come dicevo ho vissuto in America ed ora vivo a Londra. Il crowdfunding può realmente contribuire a scardinare la staticità del nostro modus operandi, insegna dinamicità, spirito di adattamento e proattività. Insomma è una fantastica palestra per tutti coloro che intendono diventare imprenditori di se stessi. Ho imparato tanto dalla nostra campagna, ho realizzato la determinazione necessaria per portare l’idea di HOKU nei negozi, ho imparato tutto quello che era necessario per la campagna e ho cercato di realizzarlo al meglio delle mie capacità. E’ questo che manca ai giovani italiani, come mancava a me, la praticità e l’esperienza sul campo. Il crowdfunding ti consente di metterti alla prova, di capire quanto desideri realizzare quel progetto e ti costringe anche ad imparare ciò che è necessario per far diventare la tua idea realtà.

Grazie Roberto, un’ultima dichiarazione per salutarci!

Le stelle, come le lampade, non sono tutte uguali, e non brillano sempre allo stesso modo, ed HOKU rimane nel cuore come quando si vede un cielo stellato incontaminato per la prima volta.

HOKU è in esposizione questi giorni al FuoriSalone di Milano, se siete in zona non perdete questa occasione!

Lucia Michela Daniele

Anno 1987, Dottoressa in Economia & Management, Musicista per genetica e Lettrice del Mondo. Il Crowdfunding entra nella sua vita grazie alla tesi di laurea magistrale, e si ostina a non abbandonarla. Appassionata di Startup e Business Strategy è fermamente convinta che la finanza alternativa possa contribuire fattivamente al rinvigorimento della nostra, da troppo tempo ormai, malata economia.

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