Senza CROWD non c’è FUNDING

Il termine crowdfunding letteralmente indica il finanziamento dalle folle per lo sviluppo di progetti che nascono quindi dal basso con il coinvolgimento di una community. Qualunque sia l’obiettivo che si cerca di perseguire – advertising, prevendita, market test, community engagement – senza crowd non c’è funding.

Lo so, suona come un monito scontato. Come quando stai per lanciare la tua distruptive innovation – quella cosa che nessuno ha pensato prima di te – e arriva lo tsunami di evidenze che fanno tracollare tutta la tua fantastica architettura concettuale. E forse perché non ti sei chiesto effettivamente: a) perché nessuno l’ha pensata prima questa fantastica innovazione; b) quale bisogno effettivo soddisfa; c) se la modalità di soddisfazione era proprio quella ricercata da uno specifico target.

Se sei il prossimo Archimede delle scene internazionali, esci dalla fase “love is in the air” e ritorna sul pianeta Terra. In fin dei conti, se nel frattempo non siamo sbarcati su uno dei setti esopianeti, è qui che commercializzerai la tua innovazione.

Perché ciò che vale nella razionalizzazione classica di un progetto d’impresa, vale anche nel crowdfunding. Se la tua proposta non si rivolge ad una specifica comunità, a un target definito di consumatori, non c’è verso alcuno di vedere la tua faccia nel rettangolo rosso di Forbes, mentre sorseggi un white russian su un’isola del Pacifico.

No Crowd no party

La terminologia che definisce il concetto di raccolta di fondi dalle folle, non deve trarre in inganno. Quando si parla di crowd, ci si riferisce ad una platea potenziale di soggetti interessati a supportare una specifica causa, nell’ambito della quale bisogna essere bravi ad intercettare e costruire la propria community di riferimento.

Il concetto di community, a differenza di quello di folla, è verticalizzato rispetto ad una tematica che fa da collante tra soggetti eterogenei.

Una community virtuale rappresenta un insieme di persone interessate ad un determinato argomento, con un approccio comune alla vita di relazione, che comunicano tramite la rete, costituendo così una network sociale con caratteristiche peculiari.

Gli elementi fondamentali sono quindi un gruppo d’individui con caratteristiche – rispetto a quell’argomento – similari, che condividono interessi per mezzo di una tecnologia abilitante.

Una buona pianificazione di una campagna di crowdfunding presume quindi un’azione efficace, a monte del lancio, che sia diretta a costruire, ampliare e coinvolgere una community interessata a seguire quel particolare progetto.

Ma come costruire la community?

Una campagna di crowdfunding consente di raggiungere un traguardo difficilmente realizzabile in altre modalità di finanziamento o di sharing di progetti. Partendo dall’identificazione di persone già sensibilizzate sull’argomento del progetto, le leve virali e di marketing messe a disposizione dai social network, permettono di ampliare la rete sociale del progettista.

Nessun progetto è esente dalle logiche della folla, qualsiasi sia il modello di crowdfunding adottato, la tipologia di progetto e i bisogni che intercetta e soddisfa, la community si costruisce gradualmente attraverso la costante attrazione di almeno tre differenti livelli di cerchie:

  • Amici, parenti e colleghi: la prima cerchia è rappresentata dalle persone prossime al team. Trattandosi di persone vicine al progettista, saranno probabilmente i primi soggetti a voler supportare il progetto e a seguirne gli sviluppi, fornendo anche pareri e commenti. Al momento del lancio della campagna, rappresenteranno i primi sostenitori.
  • Amici di amici: la seconda cerchia di persone che approderanno alla tua community saranno le reti amicali prossime proprio alla tua prima cerchia. La condivisione dei contenuti social da parte di amici e parenti attirerà l’interesse di altrettante persone che potrebbero voler seguire gli sviluppi del progetto.
  • Graditi sconosciuti: i social rappresentano un bacino di opportunità per ampliare la propria community. Sarà allora necessario procedere, ancora prima del lancio, a programmare una serie di contenuti diretti proprio a stuzzicare e raggiungere persone che seguono quella tipologia di interessi e che non hanno collegamenti diretti con le reti sociali del progettista.

Attirando gradualmente queste tre cerchie il progetto potrà vantare una community di soggetti che in fase di lancio saranno disposti a trasformare il loro supporto morale, in supporto economico.

Le azioni per costruire e attivare un dialogo con la tua community potranno essere di diversa tipologia, in tal senso l’engagement potrà basarsi sul dare informazioni sul progetto, capire cosa ne pensano i membri della tua community, coinvolgere le persone nel fornire pareri, far partecipare il tuo pubblico a contest con stragie e strumenti digitali.

Studiate il vostro pubblico, informatelo, avviate un dialogo costante, siate trasparenti, coinvolgetelo, ispirate fiducia e abbiate fiducia nel vostro pubblico, siate autentici e originali, collaborate e condividete: contaminate e fatevi contaminare dalla vostra community!

Lucia Michela Daniele

Anno 1987, Dottoressa in Economia & Management, Musicista per genetica e Lettrice del Mondo. Il Crowdfunding entra nella sua vita grazie alla tesi di laurea magistrale, e si ostina a non abbandonarla. Appassionata di Startup e Business Strategy è fermamente convinta che la finanza alternativa possa contribuire fattivamente al rinvigorimento della nostra, da troppo tempo ormai, malata economia.

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