Equity Crowdfunding: rischi e debolezze dell’industria in Europa

Cresce il ricorso all’equity crowdfunding in Europa, ma secondo Crowdfunding Hub la strada da fare è ancora lunga.

Nel mercato della finanza alternativa, l’equity crowdfunding sta emergendo come uno strumento effettivo per la crescita delle SME europee. A livello globale, il volume di raccolta stimato per il 2015 da Massolution relativo al  solo segmento equity è pari a 2,5$, il real estate continua ad evolversi, con più di 125 piattaforme dedicate solo negli States. In Europa la locomotiva nella raccolta di capitali di rischio tramite portali è il Regno Unito, con una crescita estremamente rapida, 295% nel 2015  e 143 piattaforme dedicate secondo l’Università di Cambridge.

L’equity crowdfunding si è dimostrato una concreta possibilità per tutte quelle imprese che per mancanza di garanzie, dimensioni ridotte e con prospettive di sviluppo frenate dalla ripresa economica nel medio lungo periodo non sono interessate o non state in grado di accedere ai tradizionali finanziamenti bancari o al segmento del private equity.

Ma sino a che punto questa opportunità può essere colta, senza che gli operatori, investitori e imprese, non scontino i rischi e le debolezze a livello normativo ed operativo? A spiegarcelo il recente report di Crowdfunding Hub,  che offre numerosi spunti di riflessione sulle prospettive future dell’equity crowdfunding in Europa.

#1 Frist of all: We need a secondary market

Sin dalla nascita di tale nuova modalità di acquisto di quote di capitale in imprese nascenti è stato avvertito il bisogno da parte di tutti gli operatori di un mercato secondario nel quale permettere agli investitori di scambiare le quote acquisite. La presenza di un mercato azionario secondario, dove è possibile scambiare titoli già in circolazione, permetterebbe di valorizzare l’investimento e di rendere il mercato dei titoli acquisiti tramite portali liquido. Non statico, ma dinamico, un marketplace dove l’investitore ha possibilità di cedere il titolo acquisito a soggetti potenzialmente interessati all’acquisto. Intendiamoci. L’investitore seppure non professionale deve avere a monte la possibilità di scambiare il titolo in futuro, di cedere i diritti acquisiti quando lo ritiene opportuno. Secondo Crowdfunding Hub la creazione di un mercato secondario potrebbe essere realizzata dalle stesse piattaforme con la creazione di marketplace interni o potrebbe derivare dall’istituzione di un marketplace indipendente dalle piattaforme e basato sul meccanismo di funzionamento dei sistemi borsistici nazionali.

#2 Business Angels & Crowdfunding: a win-win marriage

Sin oggi la fonte potenzialmente concorrente all’equity crowdfunding sono stati i business angel. I BA anche definiti investitori informali sono solitamente soggetti privati, facoltosi e con uno spiccato senso degli affari, con un pregresso imprenditoriale che li porta attraverso reti e network personali ad acquisire quote di capitali in imprese nascenti, con un elevato grado di concentrazione geografica degli investimenti effettuati. Gli esperti prevedono che nel prossimo futuro queste due tipologie di attori – investitori informali e crowd –  si fonderanno per beneficiare e sfruttare dei reciproci punti di forza. Per i BA i portali di equity consentono di ridurre i costi associati alla ricerca e selezione degli investimenti, permettendo una più efficiente allocazione dei capitali anche a livello geografico, che dovrebbe anche comportare un aumento dell’equity stake acquisita. La presenza di investitori specializzati dovrebbe invece fungere per le folle da effetto segnalatore della effettiva validità di una iniziativa imprenditoriale. Laddove difatti il progetto d’impresa giovasse della legittimazione ad esistere conferita da un soggetto esperto in tema di investimenti nel capitale di realtà nascenti, gli investitori non professionali sarebbero maggiormente propensi all’investimento. La presenza dell’investitore professionale rafforza la credibilità e affidabilità dell’iniziativa.

#3 Serial Crowdfunding

Inizialmente il crowdfunding si è diffuso come metodo alternativo di raccolta fondi in risposta alla forte contrazione di investimenti  da parte degli operatori tradizionali a valle delle varie crisi economiche mondiali. Molte imprese hanno approcciato allo strumento come ultima possibilità di rendere concreto il loro business. Anche se la crisi degli operatori tradizionali ha favorito la diffusione dello strumento, oggi è necessario cambiare atteggiamento nei confronti dell’equity crowdfunding. Quest’ultimo può divenire una fonte adatta a vari stadi di vita delle imprese, e tale trasversalità è confermata dalla crescita ottenuta da alcune imprese che hanno deciso di utilizzare lo strumento in maniera seriale e non sporadica. Brewdog, birrifico nato nel 2009, con quattro round di finanziamento equity ha raggiunto nel 2015 un capitale di 26 Milioni di Euro da oltre 42,000 singoli investitori.

#4 The Brexit Issue

La Gran Bretagna rappresenta la locomotiva della finanza alternativa in Europa, con un volume di affari pari a €5.431m nel 2015. Appare quindi chiaro perchè tutti gli operatori del settore sono preoccupati delle conseguenze derivanti dall’uscita della Gran Bretagna dal perimetro europeo. Tuttavia è prematuro effettuare previsioni sull’impatto della Brexit nella circolazione di capitali tra Paesi Europei e non più. Il mercato dei capitali potrebbe non risentire eccessivamente di tale uscita qualora venissero adottati una serie di accordi commerciali bilaterali, tesi a tutelare la cooperazione.

#5 Due diligence & cross-border investement

La due diligence è l’attività finalizzata alla raccolta e alla verifica di informazioni di natura patrimoniale, finanziaria, economica, gestionale, strategica, fiscale ed ambientale, che ha per oggetto un’azienda e come finalità la definizione di un quadro particolareggiato delle condizioni della stessa ai fini della decisione di acquisizione di quote di capitale di rischio. Trattasi di una analisi approfondita, normalmente svolta da advisor indipendenti forniti di adeguate competenze, volta alla individuazione di potenziali zone d’ombra e di eventuali rischi che potrebbero compromettere la creazione di valore per l’investitore. Nel crowdfunding di tipo equity la due diligence può essere effettuata o da advisor esterni, dalla stessa piattaforma come nel caso di Seedrs o anche (ma molto raramente) dagli investitori. Normalmente la due diligence è una attività di revisione profonda svolta prima che il pitch di presentazione della nuove impresa sia reso pubblico nella pagina progetto. Si tratta di una attività fondamentale, che riduce i rischi associati all’investimento e che tutela maggiormente l’investitore non professionale. L’auspicio è che la pratica della due diligence, importata dalle operazioni di finanza tradizionale, venga adottata anche nel crowdfunding al fine di favorire la selezione di progetti valenti.

Ulteriori considerazioni in tema di tutela dell’investitore non professionali derivano dalle operazioni cross-border o transazionali, considerato che le piattaforme operano in un mercato potenzialmente europeo. L’attuale direttiva, così come l’imminente MiFID II,  si limita a sancire un tetto minimo di investimento. E’ tuttavia necessaria una maggiore armonizzazione delle direttive dei vari paesi membri per limitare i rischi di investimento e frode. Spesso sui portali on-line non è chiaro in quale paese il capitale di debito o azionario è offerto. Ciò crea una serie di problematiche operative. La divergenza delle varie legislazioni nazionali non può costituire una base solida per la creazione di un mercato unico, che sia in grado di tutelare operatori, investitori e imprese. In tal senso intervengono le proposte di revisione in ambito europeo, tese al duplice obiettivo di facilitare le transazioni transfrontaliere e creare una normativa in linea con le esigenze degli emittenti e gli acquirenti di titoli. Purtroppo numerose incertezze derivano ancora una volta dalla questione Brexit, che potrà portare le 143 piattaforme inglesi di equity a ridefinire i propri confini operativi.

#6 Investitor protection: direct shareholder vs nominee structure

La tutela dell’investitore e la gestione della conseguente partecipazione nel capitale sociale sono da sempre temi caldi dell’equity. Nella pratica si distinguono due modelli di acquisizione e gestione del titolo azionario. Nel modello “direct shareholder”, gli investitori detengono le quote in ogni partecipata direttamente. Ogni investitore gestisce in assoluta autonomia il proprio investimento ed i connessi diritti patrimoniali e amministrativi. Osservazione comune su questo modello è la mancanza di uno sforzo congiunto e coordinato da parte delle piattaforme di far rispettare i diritti degli azionisti, d’altro canto una partecipazione diretta offre all’investitore un diretto e chiaro senso di proprietà e controllo. Il modello di tipo “nominee structure” prevede che sia la piattaforma il riferimento legale per l’acquisizione e la gestione della partecipazione, è quindi la stessa ad essere intestataria e gestore delle quote di capitale acquisite dai singoli investitori. Si tratta di un modello adottato sia da Crowdcube, che ha recentemente ottenuto l’approvazione della FCA per agire in qualità di mandante per conto degli investitori, e da SyndicateRoom che afferma di preferire il modello mandatario in risposta ad un certo numero di richieste gestorie delle partecipazioni da parte degli investitori.
Questo cambio di prospettiva porta a valutare il modello “nominee” come un probabile modello fiduciario in grado di assicurare agli investitori non professionali una maggiore protezione e una gestione maggiormente efficiente dell’investimento. Tuttavia secondo Karen Kerrigan, Chief Legal Officer di Seedrs, il modello direct assicura a tutti gli investitori lo stesso grado di tutela, senza discrime rispetto all’importo investito in termini di diritti di prelazione, tag along e cosi via, garantendo al contempo la centralità dell’investitore piuttosto che della piattaforma. 
Certo è che entrambi i modelli hanno pro e contro, dipenderà probabilmente dalla tipologia di azionista, dalla sua pregressa esperienza nella gestione di investimenti aziendali e dal grado di fiducia associato alla piattaforma.

#7 Risks and liabilities associated with crowdfunding platforms

La recente nascita di modelli di finanziamento disintermediati ha attirato l’attenzione dei policy makers e degli operatori tradizionali. Tuttavia essendo l’industria in piena conformazione, sotto il termine crowdfunding si sviluppano ogni giorno una ampia varietà di modelli operativi che possono scontare scarsa fiducia da parte degli investitori in quanto troppo progressisti rispetto ai metodi tradizionali. Ecco che si pone la questione della credibilità e affidabilità delle piattaforme di equity crowdfunding. Le piattaforme per incrementare la loro affidabilità devono adottare robuste procedure, mostrando con trasparenza e chiarezza i processi di selezione e gestione delle campagne di raccolta. Secondo la European Commission tra i rischi connessi all’equity, oltre il timore da parte degli investitori di perdere i capitali investiti e l’impossibilità di cedere l’investimento per mancanza di un mercato secondario, rilevano anche fattori strettamente connessi alle piattaforme. La raccolta di fondi è depersonalizzata e virtuale, è chiaro che le piattaforme devono contribuire ad abbassare le barriere informative, procedendo ad attuare routine in grado di rassicurare gli investitori circa tali aspetti:
  • carenza di informazioni affidabili in fase di valutazione dell’investimento e successiva gestione della partecipazione;
  • utilizzo delle piattaforme per attività illecite;
  • frodi da parte degli emittenti.

Buon Equity a tutti!

Lucia Michela Daniele

Anno 1987, Dottoressa in Economia & Management, Musicista per genetica e Lettrice del Mondo. Il Crowdfunding entra nella sua vita grazie alla tesi di laurea magistrale, e si ostina a non abbandonarla. Appassionata di Startup e Business Strategy è fermamente convinta che la finanza alternativa possa contribuire fattivamente al rinvigorimento della nostra, da troppo tempo ormai, malata economia.

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