CrowdInvesting: il 2° report sul mercato italiano

Numeri costantemente in crescita in Italia per gli investimenti effettuati “dalla folla”. A  confermarlo lo studio condotto dall’Osservatorio del Politecnico di Milano durante la presentazione del secondo Report italiano sul CrowdInvesting.

La “foto” scattata dall’Osservatorio mostra un mercato del CrowdInvesting in costante crescita anche in Italia, 189.2 milioni di euro raccolti con un incremento del 273% dal 2013 ad oggi.

Il report del Politecnico di Milano si focalizza sul crowdinvesting, un sottoinsieme del crowdfunding rappresentato da tutte quelle operazioni di raccolta di risorse finanziarie da parte di un’impresa (o di una persona fisica) per le quali viene prospettata all’investitore una remunerazione finanziaria.

Come nella prima edizione del Report, anche quest’anno sono considerati tre segmenti: equity, lending & invoice trading. Elemento comune delle tre tipologie di operazioni è la presenza di un rischio legato all’investimento, tipicamente elevato, per le seguenti ragioni:

  • elevata asimmetria informativa che caratterizza l’operazione
  •  rischio di comportamenti opportunistici da parte del soggetto finanziato
  • illiquidità dell’investimento
  • rischio intrinsico del progetto imprenditoriale finanziato (spesso il crowdinvesting riguarda imprese di piccola dimensione, a volte in fase di startup)
  • limitato ruolo degli enti di vigilanza (in Italia CONSOB e Banca d’Italia) che esercitano un controllo sul processo di investimento meno rilevante rispetto a quanto accade nei tradizionali ambiti di sollecitazione del risparmio collettivo e dell’attività bancaria.
Equity Crowdfunding

L’equity crowdfunding consente di sottoscrivere capitale di rischio, divenendo così a tutti gli effetti socio dell’impresa.

Nel primo semestre del 2017 sono stati chiuse con successo 23 campagne di equity crowdfunding sulle piattaforme italiane e attualmente 20 sono in fase di raccolta. Il dato è nettamente positivo considerando che nel 2016 in totale sono stati chiusi con successo 19 progetti.

Analizzando nel dettaglio lo studio presentato lo scorso 12 luglio è emerso che negli ultimi 12 mesi alcune piattaforme non sono più operative mentre hanno ottenuto l’autorizzazione tre nuovi operatori, tra cui una piattaforma di real estate crowdfunding.

Dall’entrata in scena dello strumento il totale complessivo del capitale raccolto dalle piattaforme ammonta a 12,4 milioni di euro mentre solo negli ultimi 12 mesi sono stati raccolti 6,85 milioni, in crescita del 123% rispetto all’anno precedente.

L’analisi delle offerte del primo semestre 2017 mostra dei tassi di successo notevolmente migliorati; dato da contestualizzare con il target medio di raccolta che, sempre per lo stesso orizzonte temporale, è sceso a 178.081 euro rispetto ai 209.551 del 2016. Contestualmente la media del capitale sociale sottoscritto in sede di offerta è pari al 10,4%, rispetto al 18,2% del 2016. In merito alla tipologia di strumenti finanziari offerti il trend in atto mostra un aumento del 45% delle campagne in cui vengono offerte differenti tipologie di strumenti (con e senza diritto di voto) in relazione all’ammontare dell’investimento effettuato (tipicamente al di sopra di una determinata soglia si acquistano quote/azioni con diritti amministrativi e patrimoniali mentre un investimento sotto soglia attribuisce solo diritti patrimoniali).

Per quanto riguarda le caratteristiche delle imprese che hanno fatto ricorso all’equity crowdfunding lo studio mostra che per il 91,5% sono startup innovative, concentrate maggiormente nel nord Italia – più del 40% in Lombardia – e operano nei settori della sharing economy, ICT e servizi professionali.

Lending crowdfunding

L’investimento consiste nella sottoscrizione di un prestito, con un contratto che prevede le modalità di rimborso e remunerazione del capitale attraverso il riconoscimento di un tasso di interesse.

Numeri incoraggianti anche dal c.d. social lending con nove piattaforme attive in Italia, con target maggiormente consumer (prestiti a persone fisiche) e meno corporate, solo 3 delle nove piattaforme effettuano prestiti a imprese. Ad oggi in totale sono stati raccolti poco più di 88 milioni di euro, di cui 56,5 milioni solo negli ultimi 12 mesi. Ad investire nelle piattaforme di prestiti sono stati circa 10 mila soggetti (privati e corporate) per un numero totale di 11.773 finanziamenti concessi.

Nel segmento consumer, il 71% delle persone fisiche finanziate sono di sesso maschile, il 29% sono donne. Rispetto all’età media questa si attesta tra i 42 ed i 46 anni. Le motivazioni principali di ricorso al lending crowdfunding risultano essere (oltre le esigenze di liquidità generale) l’acquisto di un veicolo nuovo o usato (21,3%), il consolidamento dei debiti (13,0%) e la ristrutturazione della casa (12,6%). Rispetto alla dimensione geografica, la Lombardia si conferma al primo posto, con oltre un quinto dei prestiti personali (20,4%), seguita da Lazio (13,2%) e Campania (10,1%).

Così come per l’equity crowdfunding, anche nel lending l’investitore è per lo più di sesso maschile (90%), con un’età media di 46 anni. L’importo investito in media da ogni persona è abbastanza omogeneo per tutte le piattaforme consumer, e varia fra € 1.000 e € 1.800. Per quanto riguarda la provenienza, la maggioranza di essi proviene dalla Lombardia (24,7%); seguono il Lazio (13,1%) e il Veneto (9,7%).

Per quanto riguarda le statistiche relative alle insolvenze dei crediti in portafoglio finanziati dagli investitori, purtroppo nessuna delle piattaforme offre disclosure su tali dati per poter valutare l’impatto e le performance dello strumento.

Nel segmento business, Borsa del Credito ha finanziato in media € 40.412, con un discreto aumento rispetto allo stesso valore rilevato un anno fa (€ 12.889). Le imprese finanziate rientrano per la maggior parte nella classe di fatturato fino a 2 milioni di euro, e appartengono per lo più ai settori dei servizi (28%) e del commercio al dettaglio (24%).Il TAN medio dichiarato dei 322 prestiti finora erogati risulta essere il 5,27%, con una scadenza media del prestito di 28 mesi.

Lendix da inizio maggio al 30 Giugno 2017, ha supportato 7 impese per un totale di € 2.043.000 erogati (di cui € 1.439.930 da istituzionali attraverso il fondo chiuso e € 603.070 dalla ‘folla’ di Internet). Si osserva che la dimensione media del prestito è più elevata rispetto a quella erogata da BorsadelCredito.it, in ragione del fondo chiuso di credito da € 90 milioni autorizzato secondo la Direttiva europea AIFM di cui gode la piattaforma. Il tasso di interesse (TAN) è compreso, in funzione del rating attribuito e della scadenza, fra 6% e 9,5%

Su Prestacap sono offerti prestiti alle imprese con almeno due anni di vita e fatturato superiore a € 50.000, per importi da € 10.000 a € 250.000, su scadenze da 6 a 60 mesi. L’attività del portale in Italia è partita da poco e quindi non vi sono ancora numeri significativi da analizzare.

Invoice trading

cessione online di una fattura commerciale, finalizzata allo smobilizzo del capitale circolante

Alla data del 30 giugno 2017, risultavano attivi in Italia 5 operatori nell’invoice trading: Workinvoice (l’unico presente un anno fa), Cashinvoice, Credimi, CashMe e Crowdcity. Il mercato ha quindi attratto nuovi operatori nell’arco degli ultimi dodici mesi, dimostrando una certa vivacità, soprattutto considerato che storicamente l’Italia è un paese fortemente dipendente dal circuito e dal credito bancario.

L’importo minimo delle fatture accettate varia fra € 1.000 fino a € 10.000. Due piattaforme (Workinvoice e CashMe) prevedono un meccanismo di cessione tramite asta, mentre CrowdCity e Cashinvoice propongono un modello di offerta competitiva partendo da una quotazione “suggerita”.

Leader nel settore è Workinovice con fatture cedute per circa € 66,5 milioni, di cui ben € 53,1 milioni processati nell’ultimo anno. Risulta quindi un aumento dei volumi di quasi 4 volte rispetto al passato. Credimi ha maturato un controvalore di € 17 milioni in solo 6 mesi di attività, di cui più della metà negli ultimi due mesi. I nuovi competitor, CashMe e CrowdCity, hanno contribuito con più di € 2 milioni a testa.

Rispetto al profilo delle imprese finanziate, questo fitta principalmente con PMI che hanno difficoltà nell’accesso al credito bancario. Il tasso di interesse praticato non è sempre competitivo rispetto al circuito bancario, tuttavia il vantaggio non trascurabile che incrementa la cessione di fatture online è la possibilità di accedere a pronta liquidità per finanziare il circolante, senza garanzie o collateral, e nella rapidità della risposta circa la fattibilità dell’operazione di cessione. Ulteriore vantaggio per le imprese è che la cessione non richiede segnalazione alla Centrale Rischi del circuito bancario.

Qui il Report completo

 Article co-authored by Andrea Friso & Lucia M. Daniele

Lucia Michela Daniele

Anno 1987, Dottoressa in Economia & Management, Musicista per genetica e Lettrice del Mondo. Il Crowdfunding entra nella sua vita grazie alla tesi di laurea magistrale, e si ostina a non abbandonarla. Appassionata di Startup e Business Strategy è fermamente convinta che la finanza alternativa possa contribuire fattivamente al rinvigorimento della nostra, da troppo tempo ormai, malata economia.

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